COSTELLAZIONE DELL’UNICORNO – Il magico cavallo dei boschi fatati

Continuando a fondere queste miei due passioni in una sola, propongo un’altra costellazione equiforme: l’Unicorno, indicata anche con la denominazione latina MONOCEROS.

Costellazione dell'Unicorno
Costellazione dell’Unicorno

Sfortunatamente è difficile da individuare, ma se si identificano i punti fermi, anche le stelle primarie della costellazione prendono forma.
E’ una delle costellazioni basse sul nostro orizzonte e visibile d’inverno guardando verso sud; il suo massimo è nel mese di febbraio. Questa caratteristica di essere bassa all’orizzonte, la rende identificabile da entrambi gli emisferi terrestri.

E’ considerata una Costellazione Moderna (avendone tracce certe dal 1600 – alcuni sostengono anche dal 1500) e non affiancata a miti Greci, anche se sembrerebbero esserci tracce di questa costellazione fra le carte degli antichi Persiani.
E’ una costellazione sfortunata perché si trova fra tre stelle facilmente riconoscibili e tutte appartenenti a tre costellazioni ben definite nel cielo che a confronto sembra il “brutto anatroccolo“! L’Unicorno si trova fra il Cane Maggiore (la cui punta di diamante è Sirio la stella più luminosa del nostro cielo), il Cane Minore (la cui stella principale è Procione) e l’imponente e bellissima Costellazione dell’Orione (il cacciatore), le cui stelle sono tutte visibili anche in normali fotografie scattate da terra!!!!!

Le stelle dell’Unicorno sono quasi tutte sotto la soglia delle 4 magnitudini; l’eccezione è per la stella alfa Monocerotis (battezzata Lucida) che presenta una magitudine apparente di 3,94 e per gamma Monocerotis (detta Tempestris) che arriva a 3,99 di luminosità apparente.
All’interno dell’Unicorno, a differenza che nel Pegaso, passa una parte di braccio galattico che ne rende molto interessante lo sfondo.

E’ una costellazione ricca di stelle doppie, addirittura beta Mon  è formata da un sistema multiplo dove è possibile distinguere (già con un telescopio amatoriale) 3 componenti principali. Le doppie catalogate sono 10.
Sono poi presenti 13 stelle variabili, ovvero che cambiano di luminosità a seconda degli eventi che ne causano un improvviso (o meno) aumento (o diminuzione) di luminosità.
Ma il piatto forte della Costellazione (essendo, bontà loro, un po’ scarsine le stelle che la formano) sta nel cielo profondo, ovvero quello che in quella porzione di cielo possiamo trovare.

M50 ammasso aperto nell'Unicorno - copyright degli aventi diritto
M50 ammasso aperto nell’Unicorno – copyright degli aventi diritto

• Ci sono gli ammassi aperti M50 (o NGC 2323) e NGC 2232. Questi sono due raggruppamenti di stelle giovani e blu tutte abbastanza vicine fra loro; gli ammassi aperti non hanno una forma definita a differenza di quelli globulari che sono tondeggianti. Verso il Cane Maggiore possiamo ammirare altri ammassi aperti di minore importanza.
• In realtà c’è un altro ammasso aperto, ma la sua collocazione è all’interno di una delle più famose nebulose del cielo, e ciò lo fa passare in secondo piano, parlo della Nebulosa Rosetta e dell’ammasso che la irradia rendendola visibile; questa caratteristica la rende una nebulosa a emissione, ovvero le stelle che ne sono contenute emettono vento stellare che carica gli atomi della nebulosa facendoli reagire a questo vento e quindi emettendo fotoni (luce). Questa nebulosa è (come tutte le nebulose molecolari) fucina di nuove stelle. Rosetta è davvero enorme come dimensioni, infatti nonostante i suoi 5200 anni luce di distanza, è visibile con un buon telescopio amatoriale. Si stima che la sua dimensione sia di 140.000 masse solari (ovvero servirebbero 140.000 soli per formarla), se si comprendono anche le zone più esterne della nebulosa che non sono illuminate dal vento delle stelle presenti nella zona centrale.

Nebulosa Cono a 2700 anni luce: nuove stelle stanno nascendo al suo interno - Credits: NASA
Nebulosa Cono a 2700 anni luce: nuove stelle stanno nascendo al suo interno – Credits: CFH

• A nord rispetto a Rosetta abbiamo la Nebulosa Cono, altro oggetto molto interessante; si tratta anche in questo caso di una nebulosa a emissione. Anche la Cono è molto estesa e massiccia dato che è ben visibile nei telescopi amatoriali, pur trovandosi a 2450 anni luce da noi!
• Di diversa natura è la Nebulosa Variabile di Hubble! Questa è collocata più a sud rispetto alla Cono e si tratta di una nebulosa a riflessione, ovvero la luce non viene emessa dalla nube stessa per sollecitazione degli atomi che la compongono (che per prodotto danno un fotone), ma perché fanno come fa la Luna…riflette la luce che una (o più stelle) al suo interno emette. La differenza in questo caso la fa la stella (le stelle) che non sono abbastanza calde da eccitare gli atomi circostanti per generare una “risposta” luminosa “autoprodotta” dalla nube!
Complesso nebuloso molecolare di Monoceros OB1…a dispetto del nome, non è la casa del Jedi maestro di Luke Skywalker, ma bensì un più grande complesso di nebulose entro cui appartiene anche la Cono, dove nuove stelle vengono costantemente create.
Complesso nebuloso molecolare di Monoceros R2 anche questo è un complesso di ricche nebulose a riflessione situato nella zona sud occidentale verso l’Orione.
• Per ultima c’è la Nebulosa Gabbiano (IC 2177) che in parte è condivisa con il Cane Maggiore.
• Poi c’è Sh2-289 che è una piccola nebulosa a emissione apparentemente meno interessante delle altre descritte sopra, peccato che si trovi esattamente dove uno dei bracci galattici (il braccio del Cigno) forma una curva (warp) a seguito della forma a spirale della Via Lattea.
In totale gli oggetti non stellari interessanti di questa costellazione sono 12.

Nebulosa Rosetta - Copyright degli aventi diritto
Nebulosa Rosetta – Copyright degli aventi diritto

Anche qui abbiamo dei sistemi planetari, se ne trovano bene 9, fra cui CoRoT 1b il primo pianeta di massa superiore a Giove scoperto con il metodo del transito.

Ma in questa costellazione così poco appariscente, c’è uno degli oggetti che ha saputo darci uno degli spettacoli cosmici più belli che si possano vedere: V 838 Monocerotis. E’ una stella variabile che nel 2002 ha avuto un picco di luminosità che gli studi hanno associato al fenomeno del mergeburst. Il 6 gennaio cambia di luminosità il 6 febbraio aumenta improvvisamente! Subito il bellissimo Telescopio Spaziale Hubble mette i suoi occhi su questa stella e ne ottiene una sequenza meravigliosa dell’espansione dei gas. Il mergeburst potrebbe essere associato a un atto di “cannibalismo” della stella gravitazionalmente più potente nei confronti di una compagna più piccola oppure una stella madre che si è letteralmente pappata uno dei pianeti a lei più vicini. Ancora si sta studiano l’evoluzione di questa stella che fino a quel 6 gennaio 2002 non era nulla di più che un’anonima stellina dell’Unicorno!
Le dimensioni di V838 sono impressionanti: 25 volte il Sole, il suo raggio è pari a 1420 volte il raggio del nostro astro e se fosse al centro del Sistema Solare occuperebbe uno spazio che sarebbe quasi vicino all’orbita di Giove. Si trova a 20.000 anni luce da noi.
Non è però, un caso isolato: nella Via Lattea c’è stato anche l’Oggetto di Sakurai e nella Galassia di Andromeda abbiamo M31-RV soggetti allo stesso fenomeno.
Ovviamente questa mia spiegazione lascia il tempo che trova e quindi un video può spiegare meglio cosa è stato osservato da Hubble in relazione alla gigante rossa V 838.

Dal Cosmo è tutto….

Francesca

In appendice, propongo un testo scritto da Sara Albanese sull’Unicorno come figura mitologica e mistica; questo per rendere l’idea di come questo animale faccia parte dell’immaginario umano con storie che vengono da lontano nel più profondo della nostra fantasia…..

Unicorno - Copyright degli aventi diritto
Unicorno – Copyright degli aventi diritto

“Universalmente si ammette che l’unicorno sia un essere soprannaturale e di buon augurio. Persino i bambini e le donne del popolo sanno che l’unicorno è presagio favorevole. Ma quest’animale non fa parte degli animali domestici, non sempre è facile incontrarlo, non si presta ad esser classificato.

Generalmente è ritratto come cavallo di grosse dimensioni, dotato di un unico lungo corno posto in mezzo alla fronte ritto verso il cielo.
Numerose sono le superstizioni sul suo conto: il suo corno era considerato oggetto oltremodo pregiato e dotato di poteri sovrannaturali, motivo per cui l’unicorno fu spesso cacciato dall’uomo, avido di ogni tipo di potere.
Pare che tale corno avesse la proprietà di preservare dai veleni, per cui se ne costruivano vasi per bere, oppure se ne immergeva un frammento nella brocca in cui era contenuta la bevanda prima di consumarla.
I grandi del mondo pare si disputassero queste corna, vendute a peso d’oro.
Su un piano più profondo – o più elevato, che è lo stesso – rispetto a quello superstizioso, il corno è simbolo di sovranità, forza, fecondità: “freccia spirituale, raggio solare, spada di Dio”.
Le corna rivolte verso l’alto, simbolicamente rimandano al mondo dello spirito, basti pensare alle corna che Michelangelo appose sul capo del suo Mosè. E’ inoltre un simbolo bipolare, unificatore dell’aspetto maschile, penetrante, fallico e di quello femminile, creativo: se solo viene capovolto mostra la sua forma cava, a calice, che contiene e produce le ricchezze (il simbolo della cornucopia).
Allora anche l’unicorno, suo portatore per eccellenza, accanto alla natura androgina di cui si è detto, porta in sè una potente spinta ideale e spirituale: nell’alchimia è associato al Mercurio, elemento di sostanziale importanza quale “aurum non vulgi”, spirito di vita.
Jung nota come l’unicorno rappresenti ” una coniunctio oppositorum che lo rende particolarmente idoneo ad esprimere il monstrum hermaphroditum dell’alchimia.” Tutti gli riconoscono il misterioso potere di scoprire l’impurità, di vedere anche la minima minaccia di alterazione nel fulgore del diamante: gli è consu-stanziale ogni materia nella sua integrità.
Il mito del liocorno è quello del fascino che la purezza incorrotta, propria di ciò che è ideale o assolutamente spirituale, continua ad esercitare sui cuori corrotti o semplicemente umani.”