APOLLO – SFIDA ALLA LUNA

Titolo: APOLLO -Sfida alla Luna

Autori: Stefano Cavina

Ed.: AIEP EDITORI

Pagine 458

Prezzo: euro 20,00

ISBN: 978-8860860545

logo del programma Apollo - Credits: NASA
logo del programma Apollo – Credits: NASA

Il libro di cui vorrei fare la recensione in questo articolo, non è solo un libro, ma come dice la collana nel quale è stato inserito è un vero e proprio “GRANDI MANUALI“. Nel libro viene minuziosamente affrontato il programma Apollo dal suo concepimento alla sua conclusione, nonché la sua eredità! Forse non è proprio un libro “da ombrellone”, ma è stato scritto in modo molto fluido, mai noioso e ricco di informazioni. Una vera e propria mini enciclopedia che spiega passo passo cosa accadde durante gli anni 60/70 fra gli umani e la Luna. Un’analisi completa delle missioni Apollo, una eccellente spiegazione dei mezzi adoperati e di come si è arrivati al loro utilizzo. Senza dimenticare gli approfondimenti dedicati soprattutto alla missione Apollo 204 (o poi rinominata Apollo 1), Apollo 11 e Apollo 13. Con una breve introduzione, Cavina spiega come la Luna sia da sempre stata oggetto di osservazione da parte dell’uomo e come osservatori attenti e scrupolosi abbiano redatto cartine topografiche del suolo lunare a noi visibili che possono (senza ombra di dubbio) essere definite delle opere d’arte. Ma solo con lo sviluppo missilistico in Europa si hanno i primi avveniristici progetti per portare l’uomo sul nostro satellite e non furono i russi o gli americani a sviluppare il primo progetto, ma ingegneri della British Interplanetari Society (BIS) a mettere a punto nel 1938 questo progetto. Ma poi non venne mai realizzato, benché negli anni 50 gli americani presero in considerazione il progetto britannico solo come mero progetto senza lo scopo di realizzarlo.

Fu solo quando il presidente Kennedy (osservando i progressi russi nel campo astronautico) spronò la nazione alla conquista della Luna, che tutto cominciò a essere preso seriamente. L’autore spiega poi come ad aprire la strada verso il nostro satellite, furono le sonde esplorative della serie Luna come Luna-1 (russo nel 1959), poi i Ranger (statunitense nel 1962), passando dal programma Survayor e al Lunar Orbiter per mappare i siti lunari e tastare l’ambiente (sia orbitale che al suolo), su cui l’uomo avrebbe camminato un giorno. Contemporaneamente a questi lanci, prima i russi e poi gli americani, cominciarono a sperimentare l’immissione in orbita terrestre con capsule e a bordo equipaggi umani. Quando Gagarin compì il suo volo attorno al nostro pianeta il 12 aprile 1961, gli americani compresero di essere indietro rispetto ai russi e così nel maggio dello stesso anno, Kennedy pronunciò al Congresso Americano un discorso che era alla base del desiderio statunitense di vincere questa “gara” innescata fra le due potenze dell’epoca. Una gara che poggiava le sue fondamenta prima di tutto nella conoscenza tecnologica. Cavina si lancia (è il caso di dire) in una importante quanto minuziosa descrizione di come NASA arrivò a concepire il programma Apollo portando il lettore fino al 1967, anno che doveva essere l’inizio della riscossa americana, ma che invece iniziò con la tragedia di Apollo 204 (poi ribattezzato Apollo 1), mettendo così tutti davanti alla realtà di questo progetto: nulla doveva essere lasciato al caso, anche il più piccolo errore o svista poteva essere frutto di disgrazia e costare vite umane.

L'equipaggio di Apollo 204 - Credits: THE SPACEFLIGHT PHOTO SET
L’equipaggio di Apollo 204 – Credits: THE SPACEFLIGHT PHOTO SET

Il capitolo 4 del libro è tutto dedicato agli uomini dell’Apollo 204: “GUS” GRISSOM, “ED” WHITE e ROGER CHAFFEE morti durante una simulazione in volo all’interno della capsula, posizionata già in cima al vettore che era a sua volta già in rampa. A causa di un incendio all’interno della cabina, per i tre uomini non ci fu nulla da fare e i soccorsi si rivelarono tardivi. Questi astronauti furono i primi uomini a morire in un programma spaziale e il destino cinico e baro volle che non raggiunsero mai lo spazio con quella missione (tranne Chaffee, gli altri due colleghi avevano già volato: Grissom con le missione Mercury4 e con la Gemini3, mentre White con Gemini 4 ed effettuò la prima passeggiata spaziale della storia).

La capsula di Apollo 204 dopo la tragedia - Credits: NASA
La capsula di Apollo 204 dopo la tragedia – Credits: NASA

In seguito, la commissione d’inchiesta rilevò parecchi errori umani durante la costruzione, con a monte anche ritardi nella consegna dei vari pezzi utili costringendo poi a comprimere i tempi a spese di preziosi collaudi che a volte erano stati mal eseguiti; superficialità nel valutare le conseguenze, hanno portato a questo dramma che purtroppo non rimase isolato, anzi; solo 86 giorni dopo,  anche i russi avrebbero perso il loro primo astronauta: VLADIMIR KOMAROV, precipitato al suolo  a causa del mal funzionamento del  paracadute che avrebbe dovuto rallentare il rientro della capsula Soyuz in atmosfera.

Poi si parte dal capitolo 8 con una vera e propria cavalcata che inizia dall’Apollo 7 e giunge ad Apollo 17. Dalla nomina degli astronauti al recupero sulle portaerei a fine missione, veniamo a conoscenza delle situazioni che accompagnarono gli uomini nel loro viaggio verso il nostro satellite. Dal litigioso e irriverente gruppo di Apollo 7 , ai pionieristici e troppo poco ricordati membri dell’equipaggio dell’Apollo 8: Borman, Lovell e Anders. I primi a lasciare la culla dell’umanità. I primi a raggiungere la Luna e a compiere 8 orbite attorno ad essa. I primi a vederla così da vicino.

Poi Cavina descrive le “cavalcate” con Apollo 9 e la messa a punto del rendezvous fra LM e modulo di comando in un inseguimento spaziale attorno alla Terra. E poi Apollo 10, così vicini al suolo lunare da esserne separati da soli 15 km. E infine, Apollo 11 e lo storico allunaggio. Molte pagine sono giustamente dedicate a questa missione: con minuziose trascrizioni delle comunicazioni fra gli astronauti e la Terra. La descrizione delle passeggiate e una piccola biografia dei tre uomini che cambiarono la storia dell’astronautica mondiale. Nonchè alcuni piccoli retroscena, che sono diventati leggenda, ma non sempre sono stati riportati nel modo corretto. A esempio l’orma sulla Luna, un simbolo di un’epoca e delle capacità umane, non è di Armstrong, ma di Aldrin; questo perché nessuno a parte gli addetti ai lavori, sapeva che Neil aveva poco prima, passato la fotocamera a Buzz. Lo scatto fu preso per testimoniare quanto una persona affondasse sulla Luna. Oppure la famosissima frase pronunciata da Armstrong durante la discesa della scaletta del LM sulla superficie: per anni un rumore di fondo nella comunicazione aveva nascosto una singola lettera che se omessa, poteva cambiare leggermente il senso della frase: “that’s one small step for (a) man, one giant leap for mankind“ecco…quella a fra parentesi venne mascherata da un gracchiare nella comunicazione e trasformò il senso di UN PICCOLO PASSO PER UN UOMO in UN PICCOLO PASSO PER L’UOMO. Non che sia di fondamentale importanza sul resto della missione, ma solo nel 2006 un australiano di nome Peter Shann Ford riuscì a pulire la comunicazione dal rumore “molesto” e le parole di Armstrong risuonarono finalmente in tutta la loro nitidezza A compresa.

Poi Apollo 12 e una partenza al cardioplama con un fulmine che percorre i fumi di scarico del vettore e colpisce il razzo mandando momentaneamente in tilt il computer di bordo, fortunatamente senza pregiudicare  l’ascesa del “12” che prosegue fino alla regolare immissione in orbita. La missione proseguì senza intoppi, gli uomini raggiunsero la Luna e vi si posarono sopra. A questo equipaggio va sicuramente il merito di essere fra i più “scanzonati” e sereni che compirono questa impresa, con il comandante Pete Conrad (veterano di due voli Gemini) che prendeva con ironia e allegria il duro compito affidatogli. Scopriamo anche che la sua natura scanzonatoria lo portò a dire la seguente frase mentre posava il suo piede sulla Luna: “Whoooopie! Ragazzi…..sarà stato un piccolo balzo per Neil, ma per me è stato un bel salto!” Nessuno lo riprese per questa frase decisamente poco professionale, ma tutti conoscevano la sua natura allegra e non gli diedero peso; in seguito, si venne a sapere che la frase aveva uno scopo ben preciso: dimostrare a una giornalista che NASA non imponeva nessuna frase fatta agli uomini delle missioni al momento dell’allunaggio. Il nome della giornalista con il quale Conrad fece la scommessa? Oriana Fallaci.

Poi Cavina ci descrive i momenti tragici e intensi del volo di Apollo 13. La partenza, il disastro e la disperata corsa per il rientro, nonché un paragrafo dedicato all’inchiesta sull’incidente. E poi Apollo 14 e il ritorno allo spazio di Alan Shepard il primo americano a compiere un volo suborbitale: per lui erano passati quasi 10 anni dallo storico volo con la Mercury. E fu ancora Shepard a giocare a golf per primo sulla Luna scagliando una pallina a parecchi metri di distanza, che terminò la sua corsa in una avvallamento poco più in là. La 14 ebbe come destinazione l’altopiano di Fra Mauro, luogo inizialmente designato per Apollo 13. Poi venne Apollo 15 con gli uomini che per primi guidarono un veicolo elettrico sul solo lunare: il Lunar Roving Vehicle o rover. All’equipaggio del 15 va anche il merito di aver provato che il nostro Galileo Galilei aveva ragione. David Scott lasciò cadere al suolo due oggetti di natura profondamente differente: una piuma di falco e un martello. Aprì le mani contemporaneamente e i due oggetti toccarono nello stesso istante la soffice regolite della Luna. GALILEO AVEVA RAGIONE!!

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner

Ma gli uomini del 15 furono anche travolti da uno scandalo al loro rientro: un accordo segreto con un magnate tedesco per un annullo filatelico di francobolli commemorativi che riguardavano l’utilizzo del primo rover sul nostro satellite. Il magnate però non rispettò gli accordi e mise in vendita i francobolli prima del tempo. Lo scandalo costrinse i tre a dimettersi da NASA. Ma per uno di loro la cattiva sorte non aveva concluso il suo lavoro: Jim Irwin dopo lo sbarco sulla Luna cominciò a soffrire di problemi cardiaci, che lo portarono alla morte nel 1991. Il danno fu provocato da un malfunzionamento del distributore di acqua da bere della sua tuta, che gli impedì di dissetarsi durante le 3 passeggiate lunari. La disidratazione aveva portato a una irregolarità nei battiti cardiaci, già evidente durante la fase di rientro dalla Luna verso la Terra. Da allora NASA ha aggiunto nell’acqua da bere durante l’utilizzo delle tute pressurizzate, sali minerali e potassio. Una miscela che fu poi “ricopiata” per creare i più famosi integratori liquidi sportivi.

Poi Cavina ci porta alle ultime due missioni, Apollo 16 dove gli astronauti sperimentarono le nuove tute spaziali, modificate nel comfrot e nell’elasticità di alcune parti (come i guanti). Vennero esplorati gli Altopiani di Cartesio e venne per la prima volta usato uno strumento che sarebbe diventato di comune in molte case e in molti luoghi di lavoro: il trapano senza fili, ideato apposta da una famosa ditta tedesca per NASA. Inoltre sul rover venne montata una speciale telecamera detta CCD composta da un nuovo sensore elettronico: parliamo della nonna delle nostre attuali camere digitali. Era l’aprile del 1972.

E poi Apollo 17, l’ultima storica missione che portò gli uomini sulla Luna: questa missione aveva una particolarità, dei tre astronauti uno non era membro né della US Navy né dell’Air Force, ma era un semplice civile, più precisamente un geologo (che per qualche giorno divenne selenologo). La bellezza degli eventi inattesi e la perfezione del momento in cui accadono volle che alla presenza del geologo Schmitt e del suo collega Cernan la Luna offrì loro lo spettacolo del cratere Shorty formatosi da un impatto con un bolide e che l’attrito e il calore dell’impatto portarono a una formazione vetrosa di colore arancione, facendo piombare i due astronauti in un luogo surreale a tratti dominato da questo colore.

Astronauti dell'Apollo 17 sul limite del cratere Shorty. Si possono notare alcune parti di colore arancione - Credits: NASA
Astronauti dell’Apollo 17 sul limite del cratere Shorty. Si possono notare alcune parti di colore arancione – Credits: NASA

Poi le pagine conclusive; le missioni Apollo mai svoltesi (le 18,19,20); la Luna come corpo celeste e le sue origini e i benefici dei voli lunari per poterne comprendere la nascita; l’eredità del programma Apollo con i suoi 160.000 brevetti depositati e con i benefici che ancora oggi ne traiamo anche nella vita di tutti i giorni (si pensi semplicemente e a queste due parole TEFLON e GORE-TEX inesistenti prima di allora). Una cosa secondo l’autore è certa ed è un’opinione assolutamente condivisibile: SENZA LA CONTRAPPOSIZIONE POLITICA USA/exURSS, NON SI SAREBBE MAI ARRIVATI ALLA LUNA. La sfida….gara….guerra fredda spaziale…. la si chiami come la si vuole, ha dato a tutta l’umanità la possibilità di fare un notevole balzo in avanti; quel balzo che fu giustamente sottolineato di Neil Armstrong mentre scendeva la scaletta dell’Eagle (LM). A quegli uomini e soprattutto a tutti coloro che lavorarono al programma Apollo, ancora oggi noi come umanità dobbiamo moltissimo.

Mi sento di suggerire questo libro che non è solo un mero elenco di dati e date, ma una lettura piacevole e per confermarvelo, ho riportato parti che poco hanno a che vedere con semplici risultati matematici e grafici puri! Una lettura per tutti gli appassionati di astronautica e un approfondimento per tutti coloro che hanno avuto la possibilità e la fortuna di vivere quel periodo in cui è stato fatto UN GRANDE PASSO PER L’UMANITA’!

Questa recensione avviene a quasi un anno dalla scomparsa di Neil Armstrong.

Per aspera sic itur ad astra……