NUOVI PIANETI IN FORMAZIONE

Per la prima volta, gli astronomi hanno catturato l’immagine di un disco proto-planetario che contiene probabilmente due pianeti in formazione, grazie all’osservazione di ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array). Benchè non sia la prima volta che venga confermata l’esistenza di un disco di materia attorno a una giovane stella, è sicuramente la prima volta che viene anche accertata la presenta di uno o più pianeti che ne ruotano attorno e la loro dinamica di comportamento!

Questa scoperta permette di fare un pò di luce sul comportamento dei dischi proto-planetari durante la formazione dei pianeti e come quest’ultimi si comportino con la materia circostante.

HD 142527 formazione planetaria - Credit ALMA (ESO-NAOJ-NRAO)-M. Kornmesser (ESO)
HD 142527 formazione planetaria - Credit ALMA (ESO-NAOJ-NRAO)-M. Kornmesser (ESO)

Come si vede nella foto qui sopra, nell’immagine a onde radio di ALMA (quella tutta colorata), sono presenti degli sbavi che lasciano il disco di materia e sembrano convergere verso la stella; accanto c’è una rappresentazione artistica di come si presenterebbe  il sistema visto con una potentissima risoluzione ottica. La stella in questione è HD 142527 e si trova a 450 anni luce dalla Terra. Ma cosa sono e come si comportano quegli sbavi osservati da ALMA?? Prima di tutto bisogna definire le dimensioni del disco di materia che di fatto è diviso in due sezioni: una interna più molto a “contatto” con la stella e una più esterna, decisamente più distinta dall’altra. Il disco interno è stato stimato in una grandezza di 10 UA (1 UA unità astronomica = 150 milioni di km ovvero la  distanza approssimativa Terra/Sole); se prendiamo il Sistema Solare come riferimento, 10 UA possono paragonarsi all’orbita di Saturno. Il disco più esterno invece si estende fino a 140 UA che potremmo paragonare a tre volte la dimensione dell’orbita di Plutone. Questa distanza fra i due dischi viene definita dagli astronomi una discontinuità nel disco proto-planetario ed era prevista nella teoria della formazione dei pianeti, pur essendo stata osservata, fino a ora, solo indirettamente.

Nella teoria di formazione planetaria si prevede che i pianeti gassosi riescano a ripulire la zona della loro orbita e successivamente a succhiare cibo per accrescersi ulteriormente, anche dal disco esterno, creando di fatto un ponte di materia che unisce pianeta e anello esterno. Però si parla di pianeti non ancora evoluti e stabili, quindi mangiano in modo estremamente disordinato, tant’è che parte del cibo proveniente dal disco esterno viene poi eiettato verso la stella andando ad accrescere il disco interno che funge da rifornimento stabile per la stella che non ha ancora completato la sua crescita. Tutto questo è stato catturato nell’immagine di ALMA, rinforzando la teoria della nascita dei pianeti gassosi e facendo luce su punti ancora poco chiari. E’ stato calcolato per esempio che il materiale inutilizzato dai due pianeti in formazione è della quantità giusta che serve a HD 142527 per non restare senza cibo! Se non ci fosse questo approvvigionamento, la stella esaurirebbe la propria dispensa e resterebbe a secco, avendo quindi poi difficoltà ad accrescersi!

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La certezza che tutto questo sia provocato da due pianeti gassosi in formazione è data anche dal fatto che la discontinuità del disco non è delle dovute proporzioni per ipotizzare una stella compagna, che sarebbe stata famelica tanto quanto HD 142527 e avrebbe completamente ripulito la discontinuità da ogni gas residuo. I pianeti tuttavia, non sono stati osservati direttamente, perchè non disponiamo di una tecnologia ottica adatta a risolvere l’immagine di HD 142527; inoltre i pianeti stessi sono avvolti dal gas che hanno richiamato a se e quindi non sono ancora completamente esposti.  (Fonte: skyandtelescope.com )

Varie ed eventuali.

1. La sonda Dawn che aveva visitato il proto-pianeta Vesta, si sta allontanando da esso diretta sul più grande asteroide della cintura di asteroidi compresa fra Marte e Giove: CERERE! Prima però di voltare le spalle a uno dei reperti più antichi del nostro Sistema Solare, ci ha regalato un’ultima osservazione di due crateri e ha confermato la presenza di carbonio di origine meteoritica sulla superficie.

Vesta foto dei crateri con presenza di carbonio - Creditis NASA-JPL Caltech-UCLA-MPS-DLR-IDA
Vesta foto dei crateri con presenza di carbonio - Creditis NASA-JPL Caltech-UCLA-MPS-DLR-IDA

Dalle stime si ipotizza che il materiale sia stato depositato sulla superficie tra i 2 e i 3 miliardi di anni fa, ciò significa che uno dei materiali responsabili della presenza della vita sul nostro pianeta sia stato in parte portato dai meteoriti che cadevano sul nostro pianeta durante le prime, caotiche fasi di formazione del Sistema Solare. Dawn è stata in grado di mappare questa presenza di carbonio (che nelle foto ottiche si presento come punti scuri sulla superficie). (Fonte: media.inaf.it )

La superficie del polo sud di Vesta, mappata da Dawn. I punti bianchi corrispondono ai luoghi dove è stato rilevato il carbonio - Credits: NASA-JPL Caltech-UCLA-MPS-DLR-IDA
La superficie del polo sud di Vesta, mappata da Dawn. I punti bianchi corrispondono ai luoghi dove è stato rilevato il carbonio - Credits: NASA-JPL Caltech-UCLA-MPS-DLR-IDA

2. E’ stata osservata da un astronomo italiano dell’ INAF-Osservatorio Astronomico di Brera, Tomaso Belloni, la più lunga ed energetica copertura quasi continua di una emissione a raggi X all’interno di un sistema transiente. Un sistema transiente è un binomio formato da un buco nero in accrescimento (ma quiescente per gran parte del tempo) e una stella di tardo tipo spettrale (di tipo K o M che si sono raffreddate rispetto al momento in cui hanno cominciato a brillare), che le ruota attorno alimentando il disco di materia in rapida rotazione attorno al buco nero.  Il satellite Swift ha individuato la fonte verso il centro della nostra galassia e il satellite dell’ESA Integral (dedicato allo studio delle alte energie) ha effettuato le osservazioni nei 15 giorni successivi mostrando picchi di emissione X mai osservati prima. (Fonte: media.inaf.it )

Grafico rilevato dell'emissione X da record nell'oggetto J174510.8-2624 - Credits: ESA/Integral
Grafico rilevato dell'emissione X da record nell'oggetto J174510.8-2624 - Credits: ESA/Integral

Dal Cosmo è tutto…CIELI SERENI.

Francesca