SATURNO E LE LUNE DI GIOVE

Le lune di Giove sarebbero nate sotto l’influenza del pianeta Saturno… no non è un’argomento di infondata astrologia, ma un recente studio guidato da Thomas Ronnet, astrofisico dell’Università di Marsiglia Aix in Francia.

Lune di Giove – Crediti degli aventi diritto

Secondo il team di Ronnet, questa scoperta potrebbe far luce sulla possibilità di formare lune giganti potenzialmente abitabili attorno a pianeti alieni.

Le quattro lune più grandi di Giove – Io, Europa, Ganimede e Callisto (altrimenti dette lune galileiane o medicee) – furono scoperte da Galileo Galilei nel 1610. Tutti e quattro sono più grandi di Plutone, e Ganimede è la luna più grande del Sistema Solare, anche più grande di Mercurio.

Lune di Giove – Credits: NASA

I lavori precedenti suggerivano che Ganimede e Callisto probabilmente ospitino oceani sotto le loro croste ghiacciate (oltre a Europa che ne porta evidenti segni anche sulla superficie). Poiché la vita si trova ovunque c’è acqua sulla Terra, questo solleva la possibilità che queste lune siano potenzialmente abitabili per come concepiamo noi la vita supportata dall’acqua, e ciò ha spronato gli scienziati a speculare sul fatto che lune simili a quelle di Giove, al di fuori del Sistema Solare, potrebbero ospitare la vita. Tuttavia, non si sa molto su come le lune giganti si formino all’interno o all’esterno del Sistema Solare.

Ricerche precedenti suggerivano che le lune galileiane si aggregassero da un disco di materia che circondava Giove durante le ultime fasi della formazione del pianeta. Tuttavia, rimase incerto da dove provenivano i “blocchi” per la costruzione di questo disco e come arrivarono a circondare Giove.

Nello specifico, il lavoro precedente suggeriva che quando Giove si aggregò dal disco di gas e polvere che circondava il Sole appena nato, aprì una falla…un solco… in quel disco proto-planetario. Questo divario dovrebbe avere in gran parte isolato Giove dal resto del disco stesso, rendendo difficile spiegare come Giove abbia raccolto abbastanza materiale solido per formare le sue enormi lune.

Saturno visto dalla sonda Cassini – Credits: NASA

Ora, i ricercatori suggeriscono che le lune di Giove potrebbero essersi formate con l’aiuto di Saturno. “Svelare il ruolo fondamentale di Saturno nel fornire i blocchi costitutivi delle lune di Giove, è stato piuttosto eccitante“, ha detto Thomas Ronnet a Space.com durante un’intervista.

Gli scienziati hanno sviluppato modelli computerizzati del divario che Giove formava nel disco proto-planetario e hanno scoperto che, al margine esterno del divario, una riserva di planetesimi (i blocchi costitutivi dei pianeti di dimensioni asteroidali) probabilmente si è accumulata nel tempo.

Hanno anche scoperto che il nucleo di Saturno potrebbe essersi formato all’interno di questo serbatoio di planetesimi o aver migrato attraverso di esso. La perturbazione gravitazionale provocata da Saturno, avrebbe disperso planetesimi facendoli migrare verso Giove e il Sistema Solare interno, fornendo abbastanza materiale per formare i satelliti gioviani nelle orbite in cui noi ora li ammiriamo.

Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che gli effetti di Saturno su questo serbatoio di planetesimi potrebbe aver “contaminato” la cintura principale di asteroidi tra Marte e Giove, con asteroidi ricchi di carbonio. Saturno potrebbe anche aver contribuito a disperdere il ghiaccio nel Sistema Solare interno, arricchendo la zona di acqua.

Questi risultati sottolineano come la presenza di pianeti giganti aiuti a modellare i sistemi planetari e la distribuzione dei corpi minori“, ha detto Ronnet.

Se le lune di Giove e gli asteroidi ricchi di carbonio nella cintura principale, hanno un’origine comune, le future missioni su Giove, come la sonda spaziale JUICE (Jupiter Icy Moons Explorer) della ESA , potrebbero aiutare a testare l’idea che Saturno abbia influenzato i destini di entrambi i gruppi.

La ricerca futura può anche indagare sul motivo per cui le lune di Giove hanno diverse composizioni pur provenendo indicativamente dallo stesso serbatoio di “blocchi” di costruzione” ha detto Ronnet.

I risultati della ricerca sono stati presentati online il 9 aprile 2018 in uno studio apparso su The Astrophysical Journal.

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(Fonte: space.com )